Luciano Pecchiai su OGM, nanismo e celiachia

Luciano Pecchiai su OGM, nanismo e celiachia
di fedebiotech
via Federico Baglioni et al.

Excerpted:

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Caro prof. Luciano Pecchiai,

mi sono imbattuto in una sua intervista (Celiachia: e se fosse colpa degli Ogm?) apparsa sul blog di Panorama dedicato a Hitech e Scienza.

[…]

Anche per questo, ho trovato francamente incredibile, il suo virgolettato:

“È evidente” sostiene Pecchiai “la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacida della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine”.

La celiachia globale

Questa frase mi risulta incomprensibile in quanto, per quel poco che ne so, per diventare celiaci bisogna essere geneticamente predisposti(in questo mi confortano non solo le review scientifiche, ma anche Wikipedia alla voce celiachia).

[…]

Sulla base di quali dati lei invece afferma che tutte le future generazioni potrebbero diventare intolleranti al glutine?

Inoltre, anche ammessi i pericoli che lei paventa, per quale motivo sarebbe “ovvio” bloccare tutta la produzione di questi tipi di frumenti (che hanno portato vantaggi stratosferici in termini di resa che solo oggi ci paiono scontati)?

Ci si è mai preoccupati di vietare tutti, e sono davvero tanti, quei prodotti alimentari che causano allergie anche molto gravi e la cui assenza, spesso e volentieri, non è mai garantita?

Se l’interesse è la salute del consumatore non si dovrebbe ragionare allo stesso modo?

Il frumento nanizzato

Anche le sue affermazioni riguardo il frumento “nano” si scontrano con tutto quello che ho imparato dai miei studi.

Lei sostiene che esso risulti geneticamente modificato rispetto al frumento originario.

Ma è ovvio che sia geneticamente modificato!

La stessa agricoltura nasce grazie alla selezione di piante con particolari modifiche genetiche rispetto alle generazioni precedenti, come il grano coltivato è stato selezionato perchè trattenesse il seme sulla spiga (qui una bella review del 2006 di Cell sulle modificazioni genetiche che hanno condotto all’agricoltura).

[…]

Non mi risulta ovvio, invece, il collegamento tra i geni responsabili del nanismo con la presunta modifica genetica delle gliadine e l’insorgenza della celiachia.

Un po’ di storia

Andrebbe infatti ricordato che il fenotipo (la caratteristica) della taglia nana venne inserita nei piani di miglioramento genetico del grano agli inizi del 1900, a cominciare dal Giappone.

Il primo ad ottenere risultati davvero strepitosi fu Nazareno Strampelli (ricordato oggigiorno quasi unicamente per il suo contributo alla “battaglia del grano”, ma vero “padre” della genetica agraria italiana) che, dopo aver ottenuto dal Giappone, nel 1911, la varietà semi-nana Akakomugi, la incrociò con il frumento Rieti dando vita all’Ardito.

Strampelli nella sua vita, attraverso circa 800 diversi incroci di grano, riuscì a sviluppare più di dieci grani con diverse caratteristiche che oggi consideriamo storiche e tradizionali.

Non mi risulta che in quegli anni si fossero rilevati aumenti significativi nei casi di celiachia (cosa che invece mi aspetterei se la causa fosse la modifica che ha reso quelle cultivar “nane”).

Lo stesso approccio fu usato anche da Norman Borlaug, premio Nobel per la pace nel 1970, che usò un’altra varietà semi-nana, la Norin10 per costituire le varietà della “Rivoluzione Verde”.

Oggi, la quasi totalità delle varietà italiane di grano contengono i geni per il nanismo del Norin10.

[…]

Cos’abbia, l’insensibilità all’acido gibberellico, a che fare con la presunta modificazione genetica delle gliadine e con la celiachia resta per me un grande mistero.

Anche in questo caso, infatti, le varietà derivanti sono state utilizzate per decenni senza che venisse riscontrato un paragonabile aumento dei casi.

Celiachia tra genetica classica e OGM

In merito all’aumento d’insorgenza della celiachia (scoperta solo nel dopoguerra, ma i cui sintomi paiono risalire a molto prima) si può discutere sul fatto che le varietà moderne abbiano un contenuto maggiore di glutine che hanno reso “palesi” casi di celiachia latente (carattere richiesto da industrie e consumatori per una buona capacità panificatoria e che comunque migliora la qualità del frumento).

Ritengo, però, che ad avere incrementato esponenzialmente i casi segnalati sia stato il netto miglioramento delle metodologie e conoscenze che oggi permettono la rilevazione dei casi grazie a una diagnosi sempre più precisa e capillare (una volta, oltre a non essere possibile, i problemi erano ben altri), oltre al fatto che spesso si rischia di confondere reali casi di celiachia con varie forme di intolleranze (vere o presunte) che non hanno fatto negli ultimi anni che ingigantire il numero stimato.

[…]

Concludo dicendo che, come la Scienza sostiene da tempo, i prodotti andrebbero controllati allo stesso modo in quanto tali e non a seconda della tecnica da cui hanno avuto origine.

[…]

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Prof. Luciano Pecchiai. Fonte: Internet
Caro prof. Luciano Pecchiai,
mi sono imbattuto in una sua intervista (Celiachia: e se fosse colpa degli Ogm?) apparsa sul blog di Panorama dedicato a Hitech e Scienza. In esso ho scoperto che lei è storico fondatore dell’Eubiotica in Italia, branca della scienza che le confesso mi era ignota, e che è primario ematologo emerito all’ospedale Buzzi di Milano. Anche per questo, ho trovato francamente incredibile, il suo virgolettato:
“È evidente” sostiene P…

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